La Basilica di San Paolo in Roma ha accolto centinaia di pellegrini delle due comunità diocesane

Pellegrinaggio giubilare interdiocesano a San Paolo: comunità e solidarietà per dare forma alla Speranza

Il vescovo Stefano Russo, con P.Jacques Mourad, Arcivescovo di Homs e il vescovo emerito di Velletri-Segni Vincenzo Apicella, ha attraversato la Porta Santa insieme ai fedeli di Velletri-Segni e di Frascati

23 Marzo 2025

Sabato 22 marzo, le delegazioni di tutte le Parrocchie delle Diocesi di Frascati e di Velletri-Segni si sono recate a Roma, nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, per il pellegrinaggio giubilare interdiocesano.

Circa 1200 fedeli, dislocati in vari autobus, hanno raggiunto la Basilica nel corso di una mattinata piovosa. Ad accogliere e a fornirgli riparo, il quadriportico antistante la Basilica, che abbraccia simbolicamente la statua di San Paolo presente nel cortile. Proprio intorno al Santo, i fedeli iniziano il cammino, pregando in attesa del passaggio sotto la Porta Santa. Una preghiera che inizia, però, ben prima: durante il viaggio in bus, ogni delegazione è guidata nella preghiera dai sacerdoti delle parrocchie diocesane.

Anche le parole di Papa Francesco nella sua Bolla Spes non Confundit accompagnano i pellegrini: “La grazia di Dio precede e accompagna il popolo che cammina zelante nella fede, operoso nella carità e perseverante nella speranza”. Probabilmente è con lo spirito di questo estratto della Bolla che i pellegrini attraversano la Porta Santa e chiedono l’indulgenza per i loro peccati.

Entrati nel clima di raccoglimento e di spiritualità all’interno della Basilica papale, i fedeli attendono l’inizio della messa recitando il Rosario. Sull’altare, un’icona viene osservata dagli sguardi dei presenti. A differenza dei precedenti Giubilei, quest’anno si è voluto lasciare un segno concreto del cammino sinodale che le due Chiese di Frascati e di Velletri-Segni stanno compiendo negli ultimi mesi: la scrittura di un’icona unitaria per le due diocesi, realizzata dall’iconografa Roberta Boesso e raffigurante il Cristo circondato dai Santi patroni delle due comunità: Santi Filippo e Giacomo e Santi Clemente e Bruno.

L’icona rimane al lato dell’ambone anche durante la liturgia. Una colonna di sacerdoti, sacerdoti studenti, ministranti, diaconi precede il nostro Vescovo Stefano Russo nel rito d’ingresso. Accanto a lui, il Vescovo emerito di Velletri-Segni, Mons. Vincenzo Apicella, e l’Arcivescovo di Homs dei Siri, Padre Jacques Mourad, due figure che rappresentano continuità e solidarietà.

Il nostro vescovo Stefano, nell’omelia, non può non riferirsi a loro, considerandoli “segni particolari” per questo pellegrinaggio giubilare, un pellegrinaggio che è nato come culmine – e nuovo inizio – del cammino sinodale che stanno compiendo le due Chiese unite in persona espiscopi.

 

Il varcare la Porta Santa ha come significato “il pentimento della riconciliazione e della richiesta del perdono”, vuol dire “io ci sto a seguirTi, Signore”. Così il Vescovo Stefano collega il pellegrinaggio delle sue due comunità al Vangelo del Giorno, che riporta la Parabola del Figliol Prodigo (Lc 15,1-3.11-32). Per Stefano, è “come se il Padre stesse aspettando la nostra diocesi per prepararci una festa, affinché possiamo riconoscerlo e accoglierlo”.  È così che il Vescovo mette l’accento sull’importanza della comunità: “La partecipazione ad essa è fondamentale, come chi si mette a partecipare in pienezza nel cammino del signore. Ognuno di noi è la Chiesa, ognuno è parte di questa comunità”, non dimenticando di “guardarsi con gli occhi nuovi che il Signore ci dona”.

Non solo comunità, però. Questi “occhi nuovi” servono anche ad allargare l’orizzonte parrocchiale, diocesano, territoriale a cui siamo abituati. Il piano locale tende ad ampliarsi gradualmente sempre più, fondendosi con piani sempre più ampi e solidali. Dapprima l’ampliamento della comunità tuscolana a quella velletrana (e viceversa), in un’ottica sinodale; ora, il raggiungimento di un orizzonte continentale, globale, gettando i nostri sguardi verso il territorio del Medioriente. Come fortemente voluto dal vescovo Stefano e come annunciato all’inizio dell’anno giubilare nella Cattedrale di Frascati, le nostre diocesi hanno, infatti, camminato insieme a un’altra comunità in questi primi mesi di pellegrinaggio: l’Arcidiocesi di Homs dei Siri, in Siria.

A sugellare questo grande legame, la presenza proprio dell’Arcivescovo siriano, Padre Jacques Mourad, invitato a raccontare la situazione della sua terra, a seguito dell’omelia del Vescovo. La Siria è uno Stato in guerra, dove, a seguito del cambio del regime di Assad, si susseguono  “conflitti tra le comunità, causati da mancanza di giustizia e da interessi nazionali”. Povertà, miseria, malattie, assenza di medici e ospedali: sono solo alcuni dei problemi che affliggono l’Arcivescovo e la sua comunità quotidianamente. Ma non si lascia scoraggiare: “Nel mezzo del buio c’è sempre una luce, perché il Signore non ci lascia abbandonati”. Con questo richiamo, Padre Mourad richiama l’importanza della Chiesa, “l’unico segno di speranza, non solo per i cristiani, ma per tutti”. Ricorda, infatti, come anche la Siria ha “diritto di vivere e di vivere insieme: musulmani, cristiani, curdi, confessioni ed etnie diverse”.

Con queste parole e con la sua presenza, l’Arcivescovo si fa testimone vivente del sinodo che stiamo percorrendo tra le diocesi di Frascati e Velletri, ci mostra la via da seguire in quelle che consideriamo difficoltà quotidiane derivanti da differenti idee, visioni e predisposizioni. Allargando lo sguardo e l’orizzonte, scopriamo che c’è chi sta compiendo un “sinodo” assai complesso, fatto addirittura di diverse religioni, opposte convinzioni, peraltro in un tempo di guerra e rovesciamenti dell’ordine sociale e politico. Si dovrebbe, forse, lasciare da parte fanatismi, conflitti o semplici divergenze d’opinioni, ricercando ciò che è davvero importante: per l’Arcivescovo, si dovrebbe “tornando verso l’uomo sacro, l’uomo al centro della vita, l’uomo come senso della vita”. E aggiunge: “Dobbiamo spingere il mondo per impedire le guerre e le ragioni che fanno morire le genti. Per gli occhi di Dio, l’uomo è sacro. La preghiera è il vero sostegno per la salvezza del mondo”.

Con queste ultime parole, anche Padre Mourad, così come il Vescovo Stefano, ricerca un legame con la Sacra scrittura del giorno: “Bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (Lc 15, 32).

Riconciliazione, perdono, riconoscimento, accoglienza: termini che ritornano e che legano i due piani che si sono intersecati nella giornata di ieri: la comunità locale, con il pellegrinaggio interdiocesano, e il mondo, l’uomo sacro, con la presenza della comunità siriana nella persona dell’Arcivescovo di Homs.

 

A seguire, la photogallery della giornata:

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